Le attrattive artistico-culturali

Forlimpopoli: la storia

Fondata dai Romani nel II sec. a.C., Forum Popilii prese il nome da una gens Popilia di cui si ha notizia nel 171 a.C. Incerta resta la definizione del perimetro urbano raggiunto durante l'età romana e imperiale, ma pare accertato che l'abitato si estendesse oltre l'attuale area del centro storico, a monte della via Emilia. Era dotata di necropoli in località Melatello, tuttora inesplorata.

 

Nel IV sec. d.C. divenne sede episcopale, come dimostra la presenza di San Rufillo, vescovo di Forlimpopoli, al conciliabolo di Rimini nel 359.  Durante le guerre tra bizantini e longobardi venne messa a ferro e fuoco dal re longobardo Grimoaldo (661 d.C.), che ne uccise tutti gli abitanti.

Fu poi compresa nella donazione fatta da Pipino il Breve alla Chiesa nel 754; in seguito passò alterne vicende, dominio ora degli imperatori, ora dei ghibellini.

Nel 1166 fu saccheggiata e danneggiata dalle truppe del Barbarossa e successivamente, nel 1360, di nuovo distrutta a opera dell'Albornoz, per la fedeltà dei suoi abitanti al ribelle e scomunicato Francesco Ordelaffi. Gran parte del territorio venne destinato alla nuova contea di Bertinoro, mentre Forlimpopoli fu privata del titolo di città e della sede vescovile. Nel 1371 non era stata ancora ricostruita, come testimonia I' Anglic nella sua descrizione della Romagna, ma nel 1380 la famiglia Ordelaffi la riedificò totalmente.

In quegli stessi anni papa Urbano VI le restituì il privilegio di sede vescovile. Tra il 1400 e il 1500 conobbe il dominio della Chiesa e degli Sforza per poi tornare di nuovo sotto gli Ordelaffi e in seguito sotto i Riario, Cesare Borgia, i Rangoni e gli Zampeschi.

Durante il vicariato di questi ultimi e specialmente sotto la spinta di Brunoro II, la città godette anni di relativa tranquillità, illuminata da pallidi bagliori rinascimentali. Sul finire del '500 passò sotto il diretto dominio della Chiesa, patendo un certo ristagno civile e sociale.

Dopo l'avventura napoleonica della Repubblica Cisalpina, fu partecipe dei moti liberali del 1831 ed appoggiò le insurrezioni del '48, '59 e '66. Gravemente danneggiata dal passaggio del fronte nell'ottobre del 1944, nel dopoguerra Forlimpopoli ha lentamente modificato la sua fisionomia economica, passando dall'attività agricola a quella terziaria ed industriale.

Tra i suoi figli più illustri va ricordato Pellegrino Artusi (1820-1911), autore del famoso ricettario di gastronomia La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene. Diede i natali inoltre al generale romano Ordenio FIacco e al medico Carlo Ghinozzi (1811-1878), successore del Bufalini alla scuola di perfezionamento di Firenze. Forlimpopoli ebbe un momento di triste notorietà per la clamorosa impresa del bandito Stefano Pelloni, meglio noto come il Passator cortese, che bloccò a teatro i cittadini, spogliandoli di ogni avere.

Tratto da "Atlante romagnolo"