R. Maneo: Romagna Capricorno ?  ... in effetti ...

(consulenze storiche a cura di  Raffaello Ambrogetti e  Giovanni Cantagalli)

 

I confini naturali delle Romagne (così venivano definite queste Terre), individuano a Nord la palude, a Est il mare e ad Ovest la Pianura Padana; a Sud essi vengono scolpiti geologicamente da alte valli, profondi calanchi, crinali ventosi, fiumi precipitosi: tali ultime connotazioni sembrano caratterizzare in modo evidente il temperamento indigeno .

La conformazione dei luoghi, spesso aspra e difficile, accomunata ad un clima ad elevata escursione termica, ad una sostenuta piovosità e frequenti precipitazioni nevose nei punti più alti, ha reso dura e faticosa la vita umana tanto da assimilare all'asprezza dei luoghi, la ruvidità di carattere dei suoi abitanti.

Abitanti che, a dispetto di quanto vuol fare apparire una letteratura autoelogiativa, che li descrive con qualità gioviane, preferiscono i fatti concreti alle parole (pÔchi pugnétt ...(*)); il romagnolo è più realista del Re e il suo temperamento, non è per nulla ottimista, ma piuttosto melanconico, silenzioso, chiuso nelle sue passioni e determinato.

La fortissima volontà di autodeterminazione è stata sempre una bandiera di questa terra, che ha subìto una delle più lunghe, brutali e grette dominazioni della sua storia, quella dello Stato Pontificio, nei confronti del quale la popolazione ha sempre palesemente dimostrato il suo disprezzo.

Una delle motivazioni risale al 402 d.C. quando l’Imperatore trasferì la Sede dell’Impero romano d’Occidente da Roma a Ravenna. Da questa data scaturì un conflitto eterno ed insanabile per il primato fra il Papa di Roma e l’Esarca di Ravenna, che essendo Vescovo della Sede Imperiale rivendicava, non solo l’indipendenza da Roma, ma anche la supremazia su di essa (gabelle e tasse).

Ecco perché, ancor oggi la Romagna conserva una notevole vitalità politico-istituzionale, riscontrabile per altro, da una delle più elevate percentuali in Italia, nell’affluenza elettorale.

Tradizionalmente il popolo di Romagna è accogliente; offre un tetto ed un riparo a tutti, e anche un bicchiere di Sangiovese, ma ad una inequivocabile condizione: che, chi è ospitato, il giorno seguente sia disposto a ripartire.

Il vigore e la salacità di certi modi dire, a volte sin troppo schietti per un orecchio suscettibile, costituiscono per il dialetto romagnolo una componente fondamentale di un carattere essenziale e brusco nei modi.

Il linguaggio è ricco di consonanti; le vocali a volte compaiono nel minor numero possibile, per renderle indispensabilmente pronunciabili (scièn per cristiano, sgnòr per signore). Il dialetto romagnolo deve questa caratteristica alla colonizzazione gallica, che già dalla fine del V secolo a.C., contribuì a creare in Romagna una base linguistica sostanzialmente omogenea.

Un altro degli elementi di spicco del dialetto, anche questo di chiara matrice gallica, è la forte accentuazione che tronca le vocali finali (parsòt per prosciutto, piàt per piatto). Gallicismi sono anche certi suoni nasali come vén per vino, pèn per pane. 

Il motore (e mutòr) è nel D.N.A. romagnolo; soprattutto per la tecnologia meccanica, mediante la quale egli riesce ad ottenere sempre migliori prestazioni, soprattutto per ciò che si riferisce alla potenza.

Siamo convinti pertanto che a caratterizzare il temperamento di questa terra e dei i suoi abitanti, concorra in modo non trascurabile la matrice capricorniana; pur mantenendo in forma decisa tale imprinting, le genti delle diverse località e le località stesse si differenziano per i seguenti modelli accessori esteriori. 

  • Ravenna-Leone (araldica: 2 leoni rampanti a ridosso di un pino, su fondo giallo-rosso): fu una capitale (i “Leghisti” vogliono a tutti costi che lo torni ad essere …); il ravennate è considerato in tutta la Romagna un "patâca"(sbruffone). Vuole abbagliare con lo status simbol. Come rélax quotidiano i cittadini amano stanziare in piazza, ostentando abbigliamenti appariscenti e/o gloriandosi delle loro imprese;

  • Forlì-Scorpione (araldica: un’aquila nera imperiale su fondo bianco): un episodio che risale al 1 maggio 1282, citato da Dante nel XXVII Canto dell’Inferno (“La terra che fé già la lunga prova / e di Franceschi sanguinoso mucchio ”), sembra confermare questa assegnazione: durante l’assedio dei Francesi agli ordini di Papa Martino IV, i forlivesi, al comando di Guido da Montefeltro e su consiglio del concittadino Astrologo Guido Bonatti (che scelse il momento propizio), uscirono dalla città fingendo di darsi alla fuga. Poi, rientrati durante la notte, quando i Francesi erano ormai incoscienti per le gozzoviglie, ne fecero … sanguinoso mucchio …. Sotto il porfido della piazza principale di Forlì ne sono sepolti circa 8.000!; il forlivese è (forse da allora?) malvisto e temuto in tutta la Romagna, ma rimane comunque il miglior affarista sulla piazza;

  • Cesena-Toro: per la naturale bellezza e prosperosità riscontrata nel popolo femminile, dalle forme bucoliche; anche le vetrine del centro storico sono particolarmente graziose ed appetibili; Cesena è il centro agricolo (mercato ortofrutticolo) più importante della Regione;

  • Rimini-Sagittario: la capitale del turismo estivo di massa; è la città più multi etnica della Romagna; all’estero (ma a volte anche in Italia) è più nota di Bologna; una locuzione dialettale autoctona per esprimere il moto a luogo è: "andare oltre";

  • Faenza-Vergine: la città è madre di moltissime botteghe artigiane, fra le quali quelle della ceramica (fayence), ovvero piccola oggettistica deliziosamente decorata; unica in Romagna per la rivalità (Palio del Niballo) fra gli abitanti delle contrade, unite comunque da un forte spirito federalista;

  • Imola-Bilancia: per lo stile, l’eleganza e l’estrema raffinatezza delle donne. Gli imolesi possiedono un evidente senso civico, con atteggiamenti di superiore distacco nelle controversie.

(*) Poche ciance

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