R. Maneo: Se a venere togliamo i veli  (seconda parte)

Lo schema successivo (fig. 2), illustra in solido ciò che il precedente, di forma piatta, non riusciva a mostrare in modo completo.

Venere governa le pareti (facce) laterali esterne della piramide tronca (il corpo): mediante i Sensi è in grado di far percepire al binomio Mercurio-Sole (coscienza di esistere) l’aspetto circostante esterno: viene così acquisita la coscienza di tutto ciò che apparentemente è presente intorno. 

Ma prima ancora, gli stimoli sensoriali superficiali, vengono trasmessi all’interno del solido, con relativa presa di coscienza del proprio corpo.

Alla parte inferiore (nascosta) della piramide è riservata la competenza lunare, nella quale avvengono i fenomeni di sintesi naturale, al di là di qualsiasi processo logico. La Luna rappresenta il cosiddetto Sesto Senso, da cui dipende la capacità di intuire le cose.

Mentre Venere percepisce in base a canoni comuni ben definiti, la Luna è in grado di sentire a livello istintivo, ciò che è normalmente escluso alle facoltà normali; e solo attraverso l’ausilio, spesso inconscio, di questa sua dote naturale, vi è la possibilità di cogliere immediatamente l’impressione giusta, a fronte di elementi, di fatto impalpabili; qualità che può raggiungere a volte, forme talmente elevate di precisione, da essere classificata nel para-normale.

Penso che in quest’ultima forma concettuale risieda la differenza fra percezione (cinque Sensi) e sensazione (Sesto Senso). Affinando le qualità percettive si giunge all’apice della sensibilità, mentre, riuscendo ad amplificare l’onda delle sensazioni, si entra nel territorio di ciò che, pur non vedendosi e non essendo tangibile, possiede spessore, estensione e profondità: il luogo, del sentire, dei Sentimenti, del feeling, e –perché no?- della sensitività.

Per quanto possa apparire strano a quanti correntemente interpretano la sensibilità di un individuo, osservando la sua luna nel grafico natale, sono convinto che tale facoltà risieda nel patrimonio genetico di Venere, che la esercita affinando ed armonizzando i cinque Sensi. Sensibilità si sposa con finezza e raffinatezza, con tocco superficiale vellutato e morbido, con squisitezza dei modi, buongusto e stile. Elementi che descrivono ambiti di forma esteriore, di facciata

La nostra parte sensibile è pubblica, è la nuda Afrodite così come nasce dalla spuma dell’Oceano; il sentire, il mondo dei sentimenti (amore/odio), costituiscono invece la parte strettamente privata ed interiore.

Chi ci frequenta è in grado di percepire con la sua Venere, la nostra sensibilità e quando ci vorrà colpire proverà ad aggredire il Senso venusiano, che noi mostriamo essere più debole.

Ad esempio ci dirà: … sei stonato come una campana …; oppure:  non hai un briciolo di gusto nel vestire … ;o ancora: … hai il tatto di un elefante in una cristalleria … Ma più che metterci in difficoltà espressiva (rossore, silenzioso imbarazzo), non sortirà nient’altro: al massimo una ferita superficiale, che in tempi brevi si rimarginerà.

Chi invece è molto più vicino a noi e quindi spesso partecipe del nostro stato d’animo (Luna), ci potrebbe ferire molto più gravemente, affondando l’arma nell’ambito sentimentale ormai privo di barriere, sino a raggiungere a volte, il nostro amor-proprio (Luna). In questo caso tali lacerazioni tendono a non rimarginarsi, ma quand’anche fosse, permarrebbero ampie e perenni cicatrici nella memoria lunare.

Volendo cogliere in modo più rappresentativo la definizione di sensibilità, si può ricorrere all’esempio della pellicola fotografica. Ogni pellicola è provvista sulla superficie, di un composto chimico gelatinoso, una sorta di filtro che, inversamente al grado di concentrazione, ne determina la sensibilità. Più la pellicola è sensibile, più tenue deve risultare la luce che la colpisce. L’impiego del composto gelatinoso è necessario affinché sfumature e tonalità possano attraversarlo gradualmente, per poter impressionare la pellicola in modo differenziato; l’assenza di tale filtro causerebbe il passaggio della luce nella sua totalità, impressionando uniformemente il fotogramma, che, una volta sviluppato, apparirebbe completamente bianco.

Risulta quindi evidente come la funzione superficiale e sensibile del filtro, si identifichi nelle qualità venusiane, mentre quella relativa all’impressione indelebile che aiuterà in futuro a ricordare, assuma caratteristiche prettamente lunari.

Anche il tessuto che riveste il nostro corpo funziona in modo analogo alla pellicola. La pelle infatti è composta da due strati, in simbiosi fra loro, ma separabili dal punto di vista funzionale;  

  • l’epidermide (strato superficiale) che funge da filtro alle radiazioni luminose (melanina-Venere);

  • il derma (strato interiore) provvisto di acqua e grassi emulsionati, che protegge, a seconda del suo grado di permeabilità, dagli altri agenti esterni e, al tempo stesso dà nutrimento alle cellule epiteliali (*).

Venere ci darà quindi indicazioni sulla esteriorità della pelle: sensibilità al tatto e piacevolezza alla vista.

La Luna ne integrerà le qualità in fatto di consistenza, elasticità e spessore. 

Venere rappresenta l’estetica della confezione, l’involucro del regalo, la copertina più o meno accattivante del libro;

la Luna, il valore intrinseco del dono, il contenuto emozionale del romanzo. 

Nel campo della ricettività in senso lato,

la Luna fornirà informazioni sulla disponibilità all’accoglienza;

Venere ne curerà l’immagine a livello esteriore.

Venere regola l’apparenza per meglio sintonizzarsi con ciò che le sta intorno, è Colei che fa buon viso a cattivo gioco, che riesce o no a nascondere con la sua facciata, la porta di accesso più agevole alla segreta lunare. Funge perciò anche da mezzana nell’anticamera dei sentimenti: favorisce la loro entrata e li accompagna all’uscita, solo quando la Luna acconsente al loro transito. Possiede quindi la facoltà di esprimerli con diverse modalità: carezze, coccole, baci, teneri sguardi e vezzeggi, per i sentimenti d’amore; occhiate feroci, dimostrazioni di estremo disgusto e disprezzo, per quelli d’odio.

La Luna li gestisce (gestazione), li protegge, li cura, li nutre, li fa vivere o morire nel proprio intimo; da essi viene coinvolta emotivamente, ma con essi è in grado di coinvolgere gli altri: in modo autonomo, quando le sue potenzialità lo consentono, mediante l’uso spiraleggiante del feeling; oppure, in joint-venture con Venere, la quale mette a disposizione le sue Arti, per manifestarli, dando di essi la prova concreta. 

Venere ne descrive l’aspetto, la Luna li incamera, li alimenta, li accresce o li attenua, in intensità e spessore. Con la Luna si provano (intimamente) passione e/o indifferenza, con Venere si palesano (esteriormente).

(*) Epitelio: tessuto di rivestimento che ricopre la superficie esterna e le cavità interne (mucose) del corpo.

 

 

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